Cos'è il "Patto di stabilità interno"

06.12.2013 23:34

Il Patto di stabilità

 

 

Ne sentiamo spesso parlare in termini deleteri ma risulta a volte difficile comprenderne la logica e perchè il debito pubblico dello Stato influisce sui bilanci, sulle spese del Comune, sulla nostra vita.

 

Tentiamo di spiegarci in poche parole, ovviamente semplificando un tema molto più complesso.

 

 

 

 

Prima di tutto riportiamo cosa dice la Ragioneria dello Stato

 

 

Con le nostre parole, ecco cos'è il Patto di Stabilità:

Ne sentiamo continuamente parlare ma non sempre è facile da capire, a cosa serve, quali sono gli obiettivi e quali sono gli effetti concreti che produce sugli enti locali, in particolare l'Ente Comunale.

Il Patto è stato pensato dall’Unione Europea per tenere sotto controllo i conti pubblici degli Stati appartenenti all’area Euro, con l’obiettivo di ridurre i deficit e i debiti accumulati negli anni e risanare così le finanze pubbliche.

L’Europa ha posto degli obiettivi; come raggiungerli è una scelta che compete ai singoli Stati.

Quando si parla di conti pubblici non ci si riferisce solo a quelli degli Stati centrali, ma sono compresi anche quelli degli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni, ecc.) ed è per questo il Patto di Stabilità produce effetti anche per questi enti.

 

 

Come è stato impostato in Italia. 

 

Nato nel 1999, il Patto ha subito negli anni diversi cambiamenti che tentiamo di riassumere per sommi capi principali:

dapprima impostato sul concetto dei limiti di spesa: i comuni non potevano spendere più di un certo importo prefissato, al di là delle reali disponibilità, e ciò creava delle limitazioni forzose e poco rispettose dell’autonomia degli enti stessi.

Venne poi introdotto il concetto del saldo di bilancio: per rispettare il Patto i comuni non avrebbero dovuto peggiorare il proprio saldo finanziario (semplificando: il rapporto entrate-uscite) di un determinato anno, rispetto alla media del triennio precedente.

Poi un altro cambiamento secondo cui per rispettare il saldo finanziario, il riferimento non è più il triennio precedente, ma un anno secco.

 

In parole povere: con questi vincoli si vuole compensare il deficit dello Stato centrale con i surplus (cioè avanzi annuali di bilancio) imposti ai Comuni (così che anche quando hanno i soldi, non possono spenderli e quindi creano degli avanzi) in modo da rispettare il Patto ma restringendo di fatto l’autonomia degli enti locali riguardo le scelte di bilancio, di spese ed investimenti.

Più semplicemente, viene impedito ai Comuni di indebitarsi e si utilizzano gli avanzi di cassa dei Comuni stessi per incrementare l’attivo del bilancio statale, così da farne quadrare il bilancio senza aumentare il debito pubblico centrale con emissione di titoli del debito pubblico.

E ancora, ........i soldi che hanno in cassa i Comuni sono già impegnati dallo Stato nel proprio bilancio, rendendoli di fatto inutilizzabili dalla finanza locale e quindi divengono giacenze virtuali di cassa.

 

Cosa succederebbe al Comune e di riflesso ai cittadini se non si rispettasse il Patto di stabilità.

Non rispettando il patto di stabilità il Comune incorrerebbe in una serie di sanzioni molto pesanti, fra le quali: riduzione dei trasferimenti ordinari dovuti dal Ministero al Comune (cioè soldi che lo Stato versa al Comune annualmente) con conseguente forte riduzione delle spese correnti ed anche degli investimenti, riducendo di conseguenza e giocoforza spese per le manutenzioni,  per i servizi assistenziali, divieto di assunzione di personale, divieto di ricorre all’accensione di mutui per realizzare opere pubbliche come strade, scuole, marciapiedi, ecc..

 

 

Cosa sono e quali sono i parametri che il Bilancio statale  (nel quale confluiscono i bilanci degli enti locali)  dovrebbe perseguire per rispettare il Patto :

il DEBITO PUBBLICO deve essere inferiore del 3% rispetto al Prodotto Interno Lordo (cioè il valore di tutto quanto viene prodotto in un anno in Italia da tutti gli italiani)   ed inoltre    il DEBITO PUBBLICO deve tendere a ridursi fino al 60% del Prodotto interno Lordo (allo stato attuale si attesta al  133%   !)

 

 

Qualche dato sconfortante che di riflesso influisce sul Patto di stabilità e sugli enti locali quali il Comune:

Il debito pubblico italiano: 2.076 miliardi di euro

Il debito pubblico italiano si é attestato al 133,3% del prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2013, confermandosi il secondo più pesante d'Europa e continuando ad aumentare a ritmi ben superiori rispetto alla media Ue e dell'Eurozona. Lo segnala Eurostat.

Secondo più alto d'Europa
L'istituto statistico europeo certifica che l'Italia mantiene il secondo debito pubblico più alto d'Europa dopo quello greco che si attesta al 169,1% del Pil. Il debito italiano é inoltre cresciuto nel secondo trimestre di quest'anno di 3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. In tutta l'Ue, si tratta dell'incremento più cospicuo dopo quelli registrati da Cipro (10,8 punti percentuali in più), Grecia (+8,6), Slovenia (+7,9) e Portogallo (+3,8). Sia nell'Ue che nell'Eurozona, l'incremento trimestrale é stato mediamente intorno a un punto percentuale.

Ottavo incremento nell'Ue
Anche su base annua, il debito italiano segna un incremento cospicuo. Rispetto al secondo trimestre del 2012, nel secondo trimestre del 2013 il debito é salito di 7,7 punti percentuali, l'ottavo principale incremento nell'Ue, e a fronte di un aumento medio europea intorno ai 2 punti percentuali.

Sfondata la soglia dei 2mila miliardi
In termini assoluti, l'Italia conferma lo sfondamento della soglia dei 2.000 miliardi di euro di debito. Nel secondo trimestre 2013 si é arrivati a 2.076 miliardi, oltre 40 in più rispetto al trimestre precedente. L'Italia si avvicina al debito tedesco che in termini assoluti (2.146 miliardi) é il più ampio d'Europa, sebbene in calo e a fronte di un Pil maggiore.

 

 

 

 

Grazie alle forze politiche di ogni colore che i sono succedute dai primi anni '90, questo è il risultato del debito pubblico italiano in valore percentuale rispetto al Pil.

Un'eredità che sottrae un futuro di benessere alle giovani generazioni.

 

 

 

Il quadro descritto è evidentemente sconfortante, ma tant'è; sempre meglio conoscere come stanno le cose. Da parte nostra ci auguriamo di avere fatta buona, anche se semplicissima, informazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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