Un salto di oltre trecento anni nella storia di Besnate con i suoi cognomi.

28.02.2014 16:18

Nelle lingue italiana e latina del tempo sono riconoscibili i cognomi delle famiglie tuttora presenti in paese. Qualche annotazione storica sul feudo dei Visconti.

Gli elenchi derivano dalla rigorosa trascrizione di documenti parrocchiali, scritti l'uno in italiano e l'altro in uno strano latino del tempo, ove però sono riconoscibili i cognomi e le relazioni di parentela. Scorrendo gli scritti, chi è animato da curiosità può ritrovare propri avi.

 

Un cenno sul contesto del 1600 a Besnate. 

 

Lo "status animarum" del 1574 riporta presenti 526 abitanti suddivisi in 91 "fuochi" dei quali 2 a Buzzano e 7 a Centenate. Solo 6 persone avevano 60 più di anni e nessuno raggiungeva i 70. Poche erano le persone sole, per lo più vedove.

L'età dei matrimoni era molto bassa, dai 16 ai 20 anni.

La maggior parte delle persone erano contadini e lavoravano come "pisonanti" cioè salariati, oppure "massari", cioè con gestione semiautonoma su proprietà altrui e con la partecipazione ai raccolti.  Si contava qualche tessitore, falegname, barbiere, muratore.

La proprietà fondiaria era in mano soprattutto ai Visconti.

I cognomi che comprivano più frequentemente erano Giudici, Gnocchi, Maino, Mainini, Origgi, Ruggeritti, Vanelli, Zarro, Brianzoni, Contini, Cesari, Gaiazzi, Manzetti.

 

Il 1630 fu l'anno del contagio della peste a Milano raccontata da Alessandro Manzoni ne "I promessi sposi", carestia e siccità ne favorirono il diffondersi.

Anche le nostre terre furono aggredite dalla pestilenza e Besnate che contava 500 abitanti ne fu coinvolta. 

 

Besnate era allora un feudo dominato dai Visconti di due linee: quella discendente da Ercole, con il di lui figlio Ottavio quindi i figli di questi Leandro ed Alessandro e poi il figlio di questi Ercole II e l'altra discendente da Lodrisio, con il figlio Pietro Francesco II e poi suo figlio Carlo. Le parti del feudo facevano capo al "cantun de soura" e al "cantun de sott".

Lo stemma del castello dei Visconti si trova tuttora (restaurato) all'entrata dell'attuale ristorante "Il castellaccio" che dà su Via San Martino, di fronte all'ufficio postale. 

 

L'agricoltura era l'attività principale del paese e lo testimonia la presenza di cascine sparse nella campagna attorno al nucleo abitato. Si legge infatti nell'Archivio di Stato di Milano del 1630 che "Besnate ha fochi 116, comprese le Cass. e Centiniano, Busano,Magiolino e Rochetto. Centiniano fochi n° 12, busano 4, Magiolinoun foco et quella da Rochetto un solo focho".

 

I morti di peste

 

In questo contesto, ecco l'estratto dalle registrazioni parrocchiali dei morti  1630 / 1631.

Curiosa l'annotazione finale che troverete nel documento "...è con l'aiuto della Div. Gracia altri nun suno morti di questo morbo in Besnate che in tutto suno arrivati al numero de quatordeci, che si sa esser morti di mal pestifero"

Avrete notato che viene citato il "lazaretto" come luogo di sepoltura. Fino a qualche decennio fa c'era ancora traccia del luogo. Una croce che si trovava nei campi sulla sinistra di Via Gallarate, in direzione Gallarate, lateralmente alla rampa di salita del ponte sull'autostrada.

 

Le cresime

 

 

Nei quattro fogli che seguono c'è l'elenco dei cresimati besnatesi nell'anno 1684 risultanti dalle registrazioni parrocchiali. Le cresime avvenivano a distanza di tempo in rare occasioni di visita del Vescovo o un suo delegato i quali seguivano un proprio itinerario per cui gli abitanti dei paesi vicini convergevano dove erano presenti i prelati.

 

Anche in questo documento rinveniamo cognomi tuttora presenti in Besnate.

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